Only Lovers Left Alive: Jim Jarmusch colpisce ancora

30 Dic

Only Lovers Left Alive | di Jim Jarmusch | USA 2013

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di federico carcano

Che cos’è l’amor? E la vita? Si pone questi enormi e infiniti interrogativi l’ultimo film del regista statunitense underground Jim Jarmusch, “Only Lovers Left Alive”.

Jarmusch parla di vampiri in senso più che metaforico e non senza ironia, stracciando con gusto sublime le convenzioni e i cliché dei blockbuster che hanno invaso i grandi schermi negli ultimi anni, come la saga di Twilight. La trama: il musicista e vampiro Adam non riesce più a orientarsi nella società in cui vive (non a caso si trova nella Detroit “fantasma” di questi tempi) e la sua depressione lo sta riducendo a recluso. A cercare di risollevarlo la sua enigmatica amante, Eve, che lo porterà in Marocco (a Tangeri)  per cercare di fargli ritrovare il succo o “il sangue” della vita.

La critica sembra piuttosto uniforme nel valutare il film anche se non mancano le voci fuori dal coro.

Giancarlo Zappoli su MyMovies chiosa: “Jim Jarmusch non ha mai smesso di sperimentare nel proprio cinema alla ricerca di linfa nuova da immettere in generi ormai abusati. In questa occasione tenta di rileggere sotto nuova luce uno degli archetipi narrativi più forti: quello del vampiro. La figura di esseri immortali vincolati a una vita nell’ombra o nelle tenebre la cui unica fonte di nutrimento è data dal sangue ha da sempre affascinato il cinema.

Giovanna Grassi sul Corriere della Sera sottolinea con forza: “ i vampiri di Only lovers left alive sono diversissimi da quelli pop di Twilight e dai loro epigoni televisivi e cine-seriali. Perché Jarmusch è un autore colto, sofisticato, amatissimo dai cinefili e da chi predilige il binomio «cinema e musica». Le colonne sonore dei suoi film sono sempre state hit di culto, Tom Waits è uno dei suoi migliori amici come Neil Young, Willie Nelson, David Bowie e Joe Strummer dei Clash.

Giorgio Viaro, invece, su BestMovie, non risparmia qualche critica:  “il film è una commedia eccentrica e annacquata, che campa di trovate buffe ma non particolarmente sofisticate, come l’elenco di nomi finti – presi in prestito dalla storia della letteratura e del cinema – che i due usano per spostarsi in incognito, o le foto appese alle pareti dei loro amici d’altri tempi, da Poe a Kafka”.

Infine, chiudiamo con le parole benevole di Mattia Pasquini su Film.it: “Il pallore di queste anime dannate e la rassegnazione a una condizione di dipendenza sono il film, che sorprende a sprazzi con folate di humor, sommesso, caustico, e con una serie di piccoli ammiccamenti allo spettatore nascosti tra location, decorazioni e nomenclature. E che regala un momento di vita e di speranza proprio nel finale”

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