Archive | giugno, 2014

Letterarietà, retorica e ideologia: il “caso” Roberto Saviano

29 Giu

Zero Zero Zero | di Roberto Saviano | Feltrinelli 2013

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di pierpaolo gallucci

Terminato Gomorra – La serie, divisi i giudizi: plausi a ritmo e realismo  e biasimi per aver mostrato solo una faccia di Napoli, sempre la stessa. Su “Repubblica” la replica di Roberto Saviano, con la quale consentiamo, ma nemmeno dissentiamo dal controcanto di una delle “amache” di Michele Serra sullo stare diventando il genere criminale una maniera. Noi però ci serviremo dell’ultimo libro di Saviano, anche se di ormai un anno fa, per rintracciare lì temi di stile e contenuto attraverso i quali forse capire meglio come giudicare anche quanto dai suoi testi deriva, sapendo che a criticarlo si rischia di passare per fiancheggiatori del crimine organizzato. Ne sa qualcosa il sociologo della cultura Alessandro Dal Lago, che anni fa in un saggio (Eroi di carta, manifestolibri 2010) lo giudicò sul terreno mediatico troppo complementare e simmetrico a Berlusconi, e il suo linguaggio narrativo basato su una retorica che non fa riflettere e per questo venne attaccato e quasi messo in ridicolo da Adriano Sofri, ancora su “Repubblica”. Oppure Paolo Persichetti di “Liberazione”, già cattivone di suo in quanto ex terrorista rosso, il quale, pur avendo vinto la causa intentatagli, resta colui che ha dubitato che Saviano potesse aver mai ricevuto alcuna telefonata dalla madre di Peppino Impastato. Eppure, nessuno dei due ha mai lasciato intendere che Saviano non dovesse più scrivere libri e fare tv. Continua a leggere 

Asia Argento, nostra madonna generazionale

8 Giu

Incompresa | di Asia Argento | con Giulia Salerno, Charlotte Gainsbourg, Gabriel Garko | Italia 2014

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di piero grignani

Non me ne vogliano i lettori e gli amici del Punteggio (e comunque devo ringraziare la redazione) per questa intromissione in ambiti che non sono i miei e in cui mi muovo con evidente impaccio e qualche pudore ché non si possono vantare crediti di cultura specifica e nemmeno propensione al cahierismo – e anche mi stuccano e mi annoiano oltremisura les cinéphiles purissimi e superciliosi – tuttavia, come dire, ho un debole per Asia Argento. Ecco, l’ho detto, con buona pace per la credibilità e l’abnegazione critica che da queste parti si è cercato di costruire. Ora, la cosa potrebbe anche non interessare nessuno, che non sono certo il primo né l’ultimo a subire il fascino di questa femmina romana arrochita e tutta bistrata, ma da qui a restituirla quale icona patria dei nati a metà degli anni Settanta, come di seguito proposto, ce ne passa e forse, a rileggere tutto, suona invero po’ eccessivo. Continua a leggere